Nota storica

 

    La chiesa parrocchiale titolata allo Spirito Santo, espressione dell'architettura tra le due guerre mondiali, si trova tra le vie Cluverio e Juvara, nella zona "fuori le mura", ad occidente dell'antica città di Palermo. Confinante col piano di sant'Oliva ed anticamente con i bastioni d'Aragona e della Balata.

    Nel passato il paesaggio era considerato ameno, verdeggiante, territorio agricolo, aria salubre, clima mite, terreno fertile. Fin dal XVI secolo luogo amato dagli aristocratici che vi costruirono le proprie residenze per villeggiare. Nel 1800 territorio scelto per le costruzioni extraurbane. Nelle dimore dei nobili vi si ospitavano regnanti stranieri. Palazzine appartenenti alla borghesia cittadina, anche in stile liberty, di gusto fine e signorile. In espansione soprattutto nel '900.

     L'edificio sacro è centrale nel territorio delle contrade Lolli, Malfitano ed Olivuzza.


   
Per andare incontro ai bisogni e all'assistenza spirituale e morale del popoloso rione dell'Olivuzza (secondo la tradizione, una donna con questo nome vi gestiva una taverna), l'Arcivescovo di Palermo Card. Luigi Lavitrano (29 settembre 1928 - 6 agosto 1945) istituisce la parrocchia dedicata allo Spirito Santo.

I decreti dell'Arcivescovo datati: 2 agosto 1931, 5 dicembre 1935 e 15 novembre 1936 relativi all'erezione della parrocchia, verranno riconosciuti successivamente agli effetti civili in data 15 novembre 1937, e registrati alla Corte dei Conti il 20 gennaio 1938.

Del 2 agosto 1931 è anche la nomina del primo parroco il benefattore don Giuseppe Gatto che aveva fatto erigere la chiesa con fondi propri un trentennio prima con il concorso dei fedeli.


    
A don Giuseppe Gatto succedeva don Pietro Partinico, che il 12 luglio 1935 veniva convocato nella Curia arcivescovile di Palermo, dove gli veniva comunicato il decreto di nomina a parroco datato 9 luglio 1935, accettandone l'ufficio e facendo la professione di fede insieme al giuramento antimodernista.

Il giorno dopo il 13 luglio 1935, ricorreva il XXXIII anniversario della sua ordinazione presbiterale, alle ore 18.00 faceva il suo ingresso in parrocchia per il possesso canonico dinanzi al Cancelliere arcivescovile, il can. Giorgio Li Santi, con l'intervento dell'Arcivescovo di Palermo Card. Lavitrano.

    Uno dei testimoni sarà l'architetto Salvatore Caronia Roberti che poi dirigerà i lavori di consolidamento restauro e ampliamento della chiesa. Essi in una prima fase si concludono nel 1938 su progetto di Giuseppe Caronia il quale riforma il prospetto (secondo la sua diretta testimonianza) sulla via Filippo Juvara e il registro delle pareti interne dell'aula a pianta rettangolare.

      Nel 1952 il padre di Giuseppe, Salvatore Caronia Roberti, come abbiamo detto sopra, interviene ampliandola ed inserendo nella prima campata una austera cantoria a ballatoio. Il 14 luglio 1935 il neo parroco celebrava in parrocchia il primo battesimo, mentre le prime cresime venivano amministrate dal Card. Arcivescovo una settimana dopo, il 21 luglio 1935. Il 21 luglio veniva celebrato il primo matrimonio, come risulta dai relativi registri. Lo stesso don Pietro Partinico nel preziosissimo Liber Cronicon (libro della cronaca della parrocchia) che va dal 1935 al 1950, riferisce di aver trovato l'edificio sacro bisognoso di lavori di restauro, dandosi subito da fare per migliorarne le condizioni 14 . Nei mesi che seguono si lavora per rendere accogliente il tempio. Per reperire fondi, il 12 novembre 1937, don Partinico scrive una lettera al sig. Questore della città di Palermo chiedendo il permesso di fare una questua per la raccolta dei mezzi necessari per l'ampliamento della chiesa insufficiente ormai a contenere la popolazione cattolica del distretto parrocchiale che partecipa alle funzioni religiose. Autorizzazione accordata tre mesi dopo (il 4 febbraio 1938) e valevole un anno (fino al 4 febbraio 1939). A tal fine il parroco istituisce un comitato pro ampliamento della chiesa con relativo statuto. Cosa che non si è poi realizzata per i tanti debiti da pagare per le opere già intraprese e per il sopravvenire della seconda guerra mondiale. «Resterà un sogno?» – scrive mons. Partinico nella Relazione decennale delle attività della parrocchia dello Spirito Santo dal luglio 1935 al giugno 1945 conservata nell'Archivio Parrocchiale Spirito Santo, – «o si effettuerà questo che è il desiderio di tutti? Deus scit».

     
Del territorio parrocchiale facevano e fanno ancora parte la clinica Orestano, la cappella del barone Sequenza ed una chiesetta tardo settecentesca titolata alla Madonna del Soccorso (o del Rifugio) annessa al palazzo degli eredi della famiglia Clemente, restaurata ne 1908, oggi all’interno del cortile formato da recenti condomini in via Dante, vi si accede dal n. civico 166. La parrocchia dedicata allo Spirito Santo otterrà "personalità giuridica" riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica il 1 gennaio 1951, un anno dopo la visita pastorale (21 maggio 1950) dell'Arcivescovo di Palermo Card. Ernesto Ruffini (11 ottobre 1945 - 11 giugno 1967), durante la quale incontrerà la sig.ra Li Vigni (proprietaria confinante con la chiesa) per concludere l'acquisto del terreno per il prolungamento della chiesa parrocchiale, come risulta dal Liber Cronicon di mons. Pietro Partinico.

        L'intero edificio sacro comprendente i locali della canonica e gli ambienti per le attività pastorali, la sacrestia e il prolungamento del presbiterio, è frutto di acquisti di aree e successive costruzioni fatte nel corso degli anni da parte dei primi parroci che si sono succeduti. All'inizio del secolo esisteva solo una piccola chiesetta vicina alla linea ferrata della stazione Lolli e, come risulta da una carta custodita nell'Archivio Parrocchiale Spirito Santo, officiata dal sac. Giuseppe Gatto già nel 1913. A mons. Pietro Partinico succede don Salvatore Catalano, al quale tra l'altro si deve l'ampliamento del presbiterio tanto desiderato dal suo predecessore e l'acquisizione dell'organo a canne.


      Don Pietro Cullotta, quarto parroco, succeduto al sacerdote Salvatore Catalano, in una lettera datata 17 giugno 1978 darà incarico allo scultore prof. Santi Di Bianca, di progettare l'arredamento globale ed in particolare del presbiterio secondo le norme liturgiche del Concilio Vaticano II.

     Lo stesso chiederà, con lettera datata 14 novembre 1984, all'Ufficio Ripartizione Edilizia Privata del Municipio di Palermo, la concessione edile per l'esecuzione di lavori di consolidamento e restauro della chiesa, durante i quali è stato abolito il contro-soffitto e riportato all'originale il tetto ligneo a capriate, rifatta la pavimentazione ed applicato lastre di marmo alle pareti laterali, applicata la vetrata policroma dell'altare maggiore sulla quale si erge solenne ed accogliente il Risorto.

      A questo zelante pastore si deve anche l'avvio del rinnovamento della pastorale secondo i dettami e lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II e la formazione di generazioni e generazioni di fedeli, che ancora oggi ne ricordano l'efficace azione apostolica.


      Al quinto parroco don Aldo Nuvola, tra le altre cose si deve la sostituzione del fatiscente gruppo campanaro già progettata dal suo predecessore e la Croce che di sera illuminata si erge alta sul territorio parrocchiale.


    Al sesto parroco, don Sebastiano Conticelli, oltre al ripristino dei gruppi dell'Apostolato della Preghiera e della Milizia dell'Immacolata, va ravvisato il merito di aver sostenuto e caldeggiato il decoro degli arredi sacri e delle funzioni liturgiche ed il costante attivo ed operoso interessamento nel portare avanti l'abbellimento degli interni del tempio.